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Vangelo della domenica e commento

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Mc 1,40-45

Giornata mondiale del malato
 
Quest'anno abbiamo la gioia di celebrare di domenica la giornata mondiale del malato che coincide con il giorno della prima apparizione di Maria Ss.ma a Lourdes.
È un'occasione importante per la Chiesa e per la comunità civile per riflettere sul tema degli ammalati,  sulle politiche degli enti locali a favore della salute e del sostegno alle loro famiglie, e sull'impegno e la responsabilità che hanno i medici e tutti gli operatori sanitari.
La nostra comunità parrocchiale manifesta la sua attenzione verso gli ammalati in vari modi.
Il primo consiste nell'offrire loro l'opportunità di incontrare Cristo attraverso i sacramenti della comunione, della confessione e dell'Unione degli infermi. Su richiesta un sacerdote per parrocchia è a totale disposizione a visitare a domicilio gli ammalati e i loro familiari. È sufficiente telefonare in ufficio e concordare i tempi. È importante garantire un accompagnamento al malato perché percepisca la presenza di Cristo che condivide con lui il calvario della sofferenza. È doloroso per me celebrare i funerali di persone che da tempo erano inferme a casa e mai avvicinate perché non informato. È un dono grande invece aiutare chi amiamo a prepararsi all'incontro con il Signore.
Un secondo modo è quello proposto dai ministri straordinari della comunione, che sono dei laici, che su incaricato del parroco, possono portare la comunione ai malati. A loro va il mio ringraziamento per l'amore e il tempo che dedicano. Sono per me anche fonte di informazione preziosa per mantenere costante il dialogo con chi soffre.
Un terzo modo è quello di accompagnare con i volontari della Caritas e del gruppo della terza età le famglie che hanno difficoltà particolari inerenti a tante piccole necessità. In modo particolare cerchiamo di mettere in rete le opportunità del territorio con le esigenze delle famiglie stesse.
Non abbiate paura di telefonare o di contattare un sacerdote, soprattutto quando il malato giunge in una fase terminale. Morire da cristiani, cioè in grazia di Dio, è ciò che dà senso a tutta la vita passata e dà speranza di resurrezione.
 
 don Mauro

LA COMPASSIONE DI GESU’

Gesù stava predicando in Galilea, quando un lebbroso “osa” con
coraggio e con fede avvicinarsi a Lui, sapendo di andare contro le
norme stabilite dal libro del Levitico (c.13), che imponeva una totale
segregazione dalla società. Si mette in ginocchio, ed esprimendo la
sua grande fiducia nella potenza di Gesù, lo supplica: “Se vuoi, puoi
purificarmi” (Mc 1,40). Chiede certo la guarigione fisica, ma nel
contempo la liberazione dalla separazione dalla santità del popolo
dei “puri”.
Anche Gesù dimostra, oltre ad una chiara “compassione” e
benevolenza, il suo coraggio e la sua grande libertà di fronte a leggi
ingiuste che umiliavano in modo disumano le persone: si avvicina a
quella persona e persino la “tocca”, dicendo: “Sii purificato” (v. 41).
E quel lebbroso viene subito guarito fisicamente e psicologicamente
da quel profondo senso di vergogna di persona disprezzata e
segregata. Riceve però l’ordine di presentarsi presso il sacerdote
del Tempio per la constatazione della guarigione e per il permesso
di essere reinserito nella società, ma anche l’ingiunzione di non dire
a nessuno del fatto: Gesù temeva di essere proclamato Messia-Re
terreno, secondo la concezione comune.
Il lebbroso guarito però non seppe contenere la gioia per la sua
guarigione e cominciò a divulgare il fatto, tanto che la gente andava
da Gesù da ogni parte (cfr. v. 45).
E’ un miracolo che suscita in noi alcune riflessioni: l’evangelista
Marco, raccontando i miracoli, ha sempre l’intento di farci scoprire
qualche prezioso insegnamento di Gesù.
Certamente ci colpisce l’atteggiamento di compassione di Gesù
verso quella persona, come già aveva dimostrato in altre
circostanze: di fronte alle folle che erano come “pecore senza

pastore” (Mt 9,35-36); ancora di fronte alle folle che andavano da
Lui per essere guarite o perché erano affamate (Mt 14,13-14;
15,32-37); davanti ai due ciechi di Gerico (Mt 21,34) od ancora
davanti alla vedova di Naim durante la sepoltura di suo figlio (Lc
7,13). Questo atteggiamento di Gesù ci induce a scoprire la
compartecipazione alle sofferenze di ogni genere dei nostri fratelli;
l’attenzione e l’accoglienza di ogni persona, anche straniera,
lottando contro ogni forma di razzismo.
La lebbra poi, nella cultura ebraica antica, era vista come segno di
peccato (cfr. libro di Giobbe) ed il gesto del lebbroso che si
inginocchia davanti a Gesù, può anche essere interpretato come
simbolo di umiltà e di pentimento. E’ proprio questo l’atteggiamento
caratteristico del Sacramento della Penitenza, dove Gesù, di fronte
al sincero rifiuto del nostro peccato, continua a dirci: “ Lo voglio, sii
purificato” (Mc 1,41). Si tratta certo di vivere nel suo autentico
significato tale Sacramento, come, d’altra parte, ogni altro.
Il comportamento di quel lebbroso guarito, ci rivela ancora che
l’incontro con Gesù, soprattutto nei Sacramenti, deve suscitare in
noi una gioia profonda ed incontenibile, che ridonda anche in una
grande e generale serenità di vita.
Così, per esempio, chi celebra il Sacramento dell’Unzione degli
infermi, si mette nelle mani del Signore, offrendo le proprie
sofferenze ed anche la propria vita e rendendosi totalmente
disponibile alla sua volontà, sull’esempio di Gesù, che sulla croce
ha detto: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46).
Questo atteggiamento di pieno affidamento a Dio ridesta in noi
speranza e gioia, perché ci rende consapevoli che non siamo degli
abbandonati, ma persone singolarmente conosciute e
profondamente amate da Dio Padre, che vuole solo il bene e la
felicità dei suoi figli, anche nella sofferenza o nella conclusione
della vita.