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Storia e informazioni

Il quartiere, che prende il nome dalla chiesa omonima, si sviluppò nella seconda metà dell’800 tra la stazione di Porta Nuova e il Parco del Valentino. Esso vanta bei caseggiati e si caratterizza per l’intensa attività commerciale e la vivace vita notturna. Grazie a sempre nuove ondate di immigrazione, è diventato multiculturale e multietnico. Oltre a diverse Chiese, vi sorgono il Tempio valdese e la Sinagoga; ci sono due sale di preghiera dei musulmani. Oltre a quella di San Salvario (dal francese Saint Sauveur, Gesù “Salvatore”; sec. 17°, disegno di Carlo di Castellamonte), sorgono nel quartiere le chiese del Sacro Cuore di Gesù (parrocchia, in Via Nizza); del Sacro Cuore di Maria (parrocchia, in Via Morgari; stile neogotico); dell’Immacolata Concezione, in via Nizza. Nel 2015 è stata riaperta la Cappella della Stazione di Porta Nuova.

Storia della Parrocchia SS. Pietro e Paolo Apostoli

In origine
Nel 1852 viene costruito il primo nucleo parrocchiale, come succursale della parrocchia B.V. delle Grazie della Crocetta, sotto il nome di SS. Salvatore. Il culto si svolge, infatti, nella secentesca Chiesa di San Salvario, dedicata al Salvatore, Cristo Risorto nell’affresco centrale del soffitto, all’attuale n° 18 di Via Nizza, incorporata nella Casa delle Figlie della Carità di San Vincenzo.

Nel 1859 il cavalier Carlo Occelletti, avvocato e poi sacerdote salesiano, prevede la fondazione dell’oratorio San Giuseppe, in Via Saluzzo angolo Via Giacosa, affidandolo alla paterna cura di Don Bosco: la parrocchia si orienta così alla sua prossima attività, specie a favore dei giovani e delle famiglie.

La nuova Parrocchia
La costruzione di una nuova rete viaria, destinata ad una rapida espansione edilizia dell’area, e della stazione di Porta Nuova , che si è frapposta tra la chiesa della Crocetta e la succursale, spingono alla costruzione di una nuova parrocchia in largo Saluzzo, intitolata ai Santi Pietro e Paolo Apostoli .

Iniziatore e Parroco è il teologo Maurizio Arpino, già vice curato in SS. Salvatore, il quale riceve in dono il terreno dal cav. Giuseppe Gabotto con il socio G. Givasio (ricordati nella lapide affissa nell’ atrio dell’entrata laterale sinistra della chiesa) . Il 12 giugno 1863, viene posata la prima pietra della chiesa, edificata con sostanzioso contributo della popolazione, e consacrata il 12 novembre 1865.

Il suo territorio
Nei decenni dal 1860 al ’90,Corso Massimo d’Azeglio, via Madama Cristina e via Nizza, intersecati dal Viale del Valentino, sono le direttrici viarie su cui rapidamente vengono eretti palazzi, botteghe, ma non solo. La parrocchia comprende il territorio racchiuso tra il Po, il Viale del Valentino (dalla metà del XX secolo Corso Marconi) ,Via Nizza e Corso Vittorio Emanuele II: vi sono inclusi l’oratorio San Luigi Gonzaga, fondato nel 1847 da Don Bosco dopo quello di Valdocco e, poco oltre, il tempio Valdese eretto nel 1853 . Nel 1882 sorge la chiesa di San Giovanni Evangelista, sogno che don Bosco realizza accanto al suo oratorio ; poco distante, nel 1884, verrà eretta la sinagoga.

Il tessuto parrocchiale si contraddistingue dunque fin dalla nascita con una sua cifra di pluralità , di confronto e di accoglienza di flussi immigratori sia interni che esteri: al presente,vi si contano oltre 118 etnie e si sono aggiunte due moschee e la sede dell’esercito della Salvezza.

Alla sua guida con l’aiuto di numerosi viceparroci :
1865-1877 Il fondatore, il teologo Maurizio Arpino
1877-1909 Il teologo Luigi Spandre, che nel 1909 sarà nominato Vescovo di Asti
1910-1914 Il teologo GiuseppeTosco
1914-1947 Il teologo Antonio Prelato
1947-1992 Il Curato don Sebastiano Bonifetto
1992-2012 Don Piero Gallo, già parroco in Torino e missionario Fidei Donum in Kenya
Dal 2012 Don Mauro Mergola, salesiano e direttore dell’oratorio S. Luigi Gonzaga in Torino

Tratti salienti di Vita parrocchiale
Nel 1866 un gruppo di dame della Conferenza di San Vincenzo fonda una compagnia che includerà negli anni seguenti, oltre alla Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo Apostoli, anche il Sacro Cuore di Gesù e poi il Sacro Cuore di Maria, rimanendo così unita per molti anni, fino al 1945. Le Figlie della Carità di San Vincenzo sono già operative nel convento di San Salvario dal 27 settembre 1937, dove Carlo Alberto le ha volute per la cura dei malati, degli anziani e della famiglie più bisognose , le prime ad aprire negli anni un incunabolo, (l’odierno nido per le mamme lavoratrici) , un ospedale , asilo e scuola elementare oltre a una casa di ricovero per anziani .

Nel 1868 confinante con la Parrocchia, in Via Saluzzo 27, si apre l’ Istituto Rosminiano in cui le Suore della Provvidenza accolgono inizialmente ragazze, studentesse e piccoli dell’asilo. Nasce da qui la scuola materna “Antonio Rosmini”, fondata il 24/09/1894, ancor oggi pienamente attiva : le suore si dedicano all’educazione dei piccoli e dei giovani e prestano il loro servizio nell’oratorio, nella catechesi, nella carità in primis così come nella liturgia, secondo il carisma del loro Padre fondatore.

Nel 1878 si amplia la struttura della casa vincenziana, in seguito ad un’importante donazione del Cavalier Bonacossa, nuova destinazione dell’asilo infantile e della scuola elementare, già attivi dal 1852 sotto il patronato della regina Maria Adelaide.

Nel 1883 le Suore di Carità dell'Immacolata Concezione d'Ivrea aprono, nell’attuale Via Ormea 9, una scuola materna ed elementare per i piccoli delle famiglie più bisognose, secondo il carisma e l’esempio della loro fondatrice, Suor Maria Antonia Verna. Nel 1915 l’opera verrà trasformata nel Pensionato SS. Innocenti, ancora oggi pienamente attivo, accogliendo giovani studentesse e impiegate non residenti in Torino e accompagnandole nella crescita umana, civile e cristiana.

Nel 1897 nasce il Circolo SS. Pietro e Paolo, uno dei primi Circoli del movimento cristiano sociale, nati nel solco della Rerum Novarum, l’enciclica di Papa Leone XIII.

Primi anni del 1900: il venerabile don Vincenzo Cimatti , monsignor Luigi Versiglia, fratelli salesiani, sono apostolicamente operativi con i ragazzi dell’ oratorio: molti di questi saranno poi arruolati nella guerra di Libia e non tutti faranno ritorno.

Nel 1905 nasce, per iniziativa del marchese Vincenzo Ferrero di Palazzo e d’Ormea e con l’assistenza morale e la gratuita prestazione d’opera delle Figlie della Carità di San Vincenzo, la quotidiana distribuzione di minestre, da gennaio a marzo, a più di 300 persone, assieme alla distribuzione di carbone coke per il riscaldamento ,vestiario e altre cibarie.

Dopo il 1910 nasce il Circolo Culturale giovanile “Contardo Ferrini” e la Compagnia Teatrale “Virtus in arte”, la prima compagnia mista in campo cattolico (si distinguevano fino ad allora le composizioni maschili da quelle femminili).

1915-18: lo scoppio della prima guerra mondiale fa registrare la perdita di numerosi parrocchiani, tra cui molti giovani. La lapide affissa in oratorio, sottoscritta dal Circolo parrocchiale XV MAGGIO, ricorda i nomi di sette di loro e nel 1918 la spagnola, pandemia influenzale, falcia in aggiunta numerose vittime.

Nel 1919 Callisto Caravario, un giovane ragazzo che frequenta entrambi gli oratori salesiani di San Luigi e San Giuseppe, si fa novizio dei salesiani e nel 21 chiede a Monsignor Versiglia di poter partire missionario in Cina, che raggiunge nel 1923 .

Nel 1929 è ordinato sacerdote ma un anno dopo, il 25/02/1930 muore martire assieme a monsignor Versiglia, nel tentativo di salvare la vita ad alcune giovani cinesi.

Nel ventennio nascono le associazioni di Azione Cattolica nei quattro rami allora vigenti e si registra un largo fervore delle Compagnie religiose devozionali .

Nel 1926 , l’istituzione caritativa delle minestre si organizza, con il concorso delle Figlie della Carità di San Vincenzo, nel Comitato per la distribuzione di minestre gratuite per i poveri delle parrocchie dei SS. Pietro e Paolo apostoli, del Sacro Cuore di Maria e del Sacro Cuore di Gesù.

Nel 1927 vi è il passaggio dell’oratorio San Giuseppe alla totale cura della Parrocchia, di cui nel tempo assumerà il nome.

La seconda guerra mondiale semina morte, persecuzioni, deportazioni e distruzione.
Le notti del 18, 21, 29 novembre 1942, la città di Torino subisce rovinosi bombardamenti. L’Ospedale delle Molinette viene colpito pesantemente e di nuovo un anno dopo. In quello stesso 1943, il 18 agosto, tutta la zona di San Salvario, anche la stazione di Porta Nuova, viene pesantemente bombardata.

Nel dopoguerra , prende subito avvio la ricostruzione della comunità , con ogni cura spirituale e materiale: le incursioni belliche hanno lasciato un segno di grande devastazione , estrema povertà e sofferenza.

Nel 1947 la guida pastorale è affidata a un giovane e vigoroso parroco , don Sebastiano Bonifetto. Si ricostruisce il Salone Parrocchiale Pio X e nel 1949 sul suo palcoscenico riprende la sua attività teatrale la Compagnia “Virtus in arte” . Si avviano nel contempo lavori di ricostruzione e decoro all’ interno della chiesa.

Nel 1948 le abitazioni sul versante dei numeri pari di Corso Marconi (che includevano nella parrocchia anche i numeri dispari di via Giacosa) sono incorporate nella Parrocchia del Sacro Cuore di Maria.

Nel 1950 vi è il passaggio della “Madonna pellegrina”, segno della intervenuta pace e ricostruzione, tra la folla commossa.

Nel 1951 si dota ancora il Salone Parrocchiale di apparecchiature Prevost per proiezioni cinematografiche . A servizio di bimbi e giovani, si acquista la Casa Alpina S . Matilde a Solomiac, in Alta Val di Susa.

Nel 1952 Si conclude con i fratelli salesiani l’atto di perfezionamento del passaggio alla Parrocchia dell’oratorio san Giuseppe: si rinnovano gli spazi oratoriali e vi si costruiscono abitazioni a vantaggio delle famiglie rimaste senza casa , con maggiori necessità: ancor oggi ospitano diversi nuclei familiari.

In questi anni proseguono l’ininterrotta attività e riprendono vigore le conferenze vincenziane , originatesi dalla Conferenza San Salvatore, sorta il 3 maggio 1857 nel nostro quartiere, e già operante nel catechismo presso l’oratorio San Giuseppe .

Dal 1953 al 1970 proseguono i lavori di ricostruzione , restauro , decoro della chiesa, della casa parrocchiale, dell’oratorio: il grande crocifisso che sovrasta l’altare e i nuovi banchi e le sedie sono opera dell’ultimo quinquennio.

Nel 1969 si apre in via Nizza 25 la “Casa Impiegate e Studentesse”, l’attuale Pensionato Crocevia, ad opera di alcune signorine che vivono insieme, appartenenti all’Istituto Secolare, di ispirazione francescana, S. Maria degli Angeli. Ospita ragazze e giovani donne, studentesse, impiegate o insegnanti residenti fuori Torino, con cui stringono un’amicizia ispirata al Vangelo, testimoniato con la propria vita, mirando a sconfiggere l’indifferenza religiosa. Si gettano i germi della futura Associazione “Informa Cristo” che verrà ufficialmente fondata il 18 luglio del 1974, con un centro d’ascolto con sede in Largo Marconi, inaugurato l’ 11/04/2010.

Dal 1970 in poi molti ancora i lavori legati alla manutenzione e alla ristrutturazione che il tempo e l’usura procurano.

Gennaio 1970 Nasce qui l’”Undicesima ora” , il primo nucleo di Comunione e Liberazione a Torino, ad opera del viceparroco don Bernardino Reinero .

1971- 2 Ancora un nuovo germe: il viceparroco don Marco Rattalino fa conoscere e avvia l’esperienza del movimento dei focolarini .

Aprile 1976 Muore a 19 anni un giovane parrocchiano, sacerdote da appena 24 giorni, don Cesare Bisognin. Farsi “prete di tutti” era il suo sogno : colpito da male incurabile, viene ordinato, con dispensa papale, dal Cardinal Michele Pellegrino. Tutta la parrocchia si raccoglie commossa attorno a lui.

Primi anni ’80 Riprende per iniziativa del giovane viceparroco, Don Franco Padrevita, l’attività teatrale giovanile che proseguirà sino al 1992. Nasce “La compagnia dei miracoli” che sarà ospite con alcune commedie di Eduardo De Filippo in molti teatri, tra gli altri il Piccolo Regio di Torino, il Fregoli, il Cardinal Massaia: il ricavato viene sempre tutto devoluto in beneficienza , a favore del Sermig e delle opere caritative delle Figlie della Carità di San Vincenzo.

28 Giugno 1992 La comunità accoglie don Piero Gallo alla guida della parrocchia al suo rientro dal Kenya. Un missionario viene inviato in un quartiere eterogeneo che negli anni ’50 ha accolto un consistente numero di immigrati dal Veneto, negli anni ‘60 dalle regioni del Sud, e proprio in questi anni sta registrando un flusso crescente di immigrati dall’Africa, America del Sud e paesi dell’Est europeo.

Il piano pastorale parrocchiale amplia l’orizzonte della carità , prassi di ogni cristiano e non solo di specifici gruppi: prende gradualmente forma la Caritas parrocchiale che include la cosiddetta “Minestra dei poveri”, sorta già nel 1926 e da allora a tutt’oggi, in forma più articolata, in piena attività in cooperazione con il Sacro Cuore di Maria . Verrà ampliata successivamente con il Banco Alimentare, consegna quindicinale della borsa spesa a ben oltre un centinaio di famiglie in difficoltà.

1993 Si avviano nella casa canonica lavori di ristrutturazione che si moltiplicheranno negli anni investendo la chiesa, i locali adiacenti di Via Baretti, il CineTeatro , l’oratorio con gli alloggi sovrastanti ed anche la casa di Solomiac, sino al 2012.

1994: la S. Messa domenicale delle 18.30 prevede letture ed una parte dell’omelia anche in lingua inglese, così come buona parte dei canti che vengono eseguiti da un coro di filippini che si costituiscono nel gruppo denominato “The Sacred Heart of Jesus Apostolate”, ancora attivo in parrocchia.

13/09/1995: la voce del Parroco denuncia la crescente tensione sociale nel quartiere di San Salvario, intervista che appare sul quotidiano cittadino LA STAMPA. Da qui prende avvio un’intensa opera di mediazione, pacificazione e concordia da parte del parroco, attento a costruire la sua comunità in aperto dialogo con tutti. San Salvario è destinato a divenire emblematico quartiere di integrazione, sulla base di una solidarietà mai negata, ma coniugata con la legalità . Viene stimolata e coltivata la reciproca conoscenza , in uno scambio culturale che ha a cuore la fratellanza universale in cui i cristiani son chiamati ad essere testimoni della Verità, mai disgiunta dalla Carità.

Novembre 2001 : Suor Lorenza Cocco Lasta del Famulato Cristiano, secondo il carisma del suo ordine fondato da Mons. Adolfo Barberis, organizza un centro d’ascolto specificamente rivolto a colloqui con colf, assistenti sanitarie, badanti, in maggioranza straniere, e datori di lavoro per collocamento , includendo anche temporanea ospitalità per alcune di loro nel suo piccolo alloggio di Via Saluzzo . Il centro si sposta in seguito da Via Saluzzo 25bis a Via Baretti 4 e vi si affiancano alcuni volontari . Ancor oggi è pienamente operativo e fruttuoso.

01/03/2002 Inaugurazione della sala multimediale, Cine Teatro Baretti, che ospita spettacoli teatrali, cinema e rassegne, concerti e conferenze, con spazio per dibattiti socio culturali e, in particolari periodi forti liturgici, incontri di spiritualità.

15/03/2003 nasce l’Agenzia per lo sviluppo di San Salvario in cui è rappresentata anche la parrocchia (il parroco è socio fondatore), nel comune intento di proseguire il dialogo interetnico e interreligioso, nonché di tenere viva l’animazione culturale.

14/04/2004 Si inaugura la casa di accoglienza Ain Karim, in cui Suor Lorenza può ospitare un maggior numero di donne, essendo l’ alloggio offerto dal Presidente della Conferenza Vincenziana ing. Mombelli, più grande del precedente. Si vive ancor oggi in comunità, con spirito di sincera amicizia , pregando insieme al momento dei pasti, nel rispetto delle diverse religioni. Sono diverse centinaia i posti di lavoro trovati , evitando a molte ragazze pericoli, difficoltà e gravi disagi .

Gennaio 2009. La chiesa ospita parte del programma della prima edizione della maratona musicale (36 ore) di “Mozart nacht und tag”, organizzata dall’Associazione Baretti , con l’esibizione di ensembles corali e strumentali anche di bambini e ragazzi. Diverrà un appuntamento annuale.

Settembre 2010 si inaugura la Casa del Quartiere in Via Morgari 14, ad opera dell’Agenzia dello sviluppo e con il ruolo promotore della parrocchia.

14/07/2011 E’ legalmente costituita l’Associazione no-profit BAYANIHAN, con sede in un locale parrocchiale di Via Baretti 4, aperta a chiunque intenda prestarsi in aiuto dei bimbi, giovani e famiglie dei villaggi più poveri delle Filippine.

 2011-12 si proseguono lavori di ristrutturazione a Solomiac, di restauro in chiesa e di ripristino dei campi in oratorio .

15 settembre 2012 L’ingresso di un parroco salesiano, don Mauro Mergola, affiancato da due fratelli viceparroci, riannoda radici storiche e consente un ampliamento di visione che abbraccia due chiese , due oratori e tutta la realtà, sempre dinamica e varia, di San Salvario.

Ottobre –novembre 2012 Si riorganizza la Caritas, rivisitando la collaborazione con la rete di servizi analoghi presente sul territorio e coordinando la realtà del San Giovanni e del San Luigi con quella dei SS. Pietro e Paolo.

Gli oratori restano aperti il sabato ed anche la domenica pomeriggio.
Si è avviato il progetto OIKOS, per conoscere e raggiungere tutte le famiglie abitanti nel territorio parrocchiale, facendoci conoscere attraverso materiale illustrativo di tutte le attività parrocchiali del 2012-13, riferite a liturgia, caritas, catechesi,vita di comunità negli oratori, nell’educativa di strada e nello sport.

Gennaio 2013 L’estensione della Parrocchia è riportata dall’Arcivescovo, Mons. Cesare Nosiglia, ai confini originari,comprendendo tutti i blocchi abitativi all’interno del perimetro di Corso Massimo d’Azeglio (sino al ponte Umberto I ) ,Corso Marconi (numeri dispari), Via Sacchi (in Stazione, binario 20, vi è una cappella di pertinenza della nostra parrocchia) e Corso Vittorio Emanuele II (numeri dispari). La parrocchia dispone così di una chiesa “succursale” , che è San Giovanni Evangelista e di due oratori, il San Luigi e quello dei SS. Pietro e Paolo Apostoli, già S. Giuseppe e , in aggiunta, l’oratorio di strada “Spazio anch’io”, che ha come riferimento il Valentino.

2013 La chiesa apre il sabato sera , oltre la mezzanotte, ai giovani presenti in gran numero in Largo Saluzzo e nelle vie adiacenti : la “movida spirituale” incontra i giovani che vengono accolti dal parroco e da alcuni giovani chierici o novizi salesiani.

Acquistando alcuni terreni, don Bosco poté dar mano alla costruzione di una bella chiesa in stile romanico lombardo (progetto di Edoardo Arborio Mella) dedicata a San Giovanni Evangelista e inaugurata nel 1882.

 

Oratori San Luigi e San Giuseppe

Siccome all’Oratorio di Valdocco accorrono molti ragazzi di San Salvario, nel 1847 Don Bosco apre un secondo Oratorio nei pressi di Porta Nuova: una semplice casetta con cortile. Giochi, catechesi, funzioni religiose, scuola serale... In poco tempo lo frequentano cinquecento ragazzi.

Nel 1859, a favore dei figli delle famiglie residenti, il cav. Carlo Occelletti, amico e benefattore di Don Bosco, diede vita all’Oratorio S. Giuseppe. Dal 1863 iniziarono a prestarvi la loro opera don Francesia e altri salesiani. Vi fiorì una celebre filodrammatica. Il circolo giovanile promuoveva la dottrina sociale della Chiesa.

Per la cura pastorale dei cattolici immigrati dalle Isole Filippine (ca. 5000 tra Torino e dintorni) nel 1998 è stata istituita una Cappellania, affidata ai Salesiani, che utilizza gli ambienti sotto la Chiesa di San Giovanni Evangelista.

San Giovanni Bosco (*1815 †1888).

Beato Michele Rua (*1837 †1910), primo successore di Don Bosco. Diresse l’Oratorio San Luigi dal 1855 al 1857.

Beato Filippo Rinaldi (*1856 †1931), terzo successore di D. Bosco, fondatore delle Volontarie di Don Bosco. Fu il primo direttore dell’Istituto (1884-1889).

San Callisto Caravario (*1903 †1930). Allievo dell’Istituto (1912-1914), poi assistente nella Scuola e animatore all’Oratorio (1919-1922), andò missionario in Cina, dove subì il martirio insieme al vescovo Luigi Versiglia.

Venerabile Vincenzo Cimatti (*1869 †1965), professore a Valsalice, compositore e pianista, diresse il San Luigi dal 1913 al 1919. Fu poi missionario in Giappone.

San Leonardo Murialdo (*1828 †1900) fu incaricato dell’Oratorio San Luigi dal 1857 al 1865. È il fondatore dei Giuseppini.

San Luigi Guanella (*1842 †1915), allora salesiano, diresse l’Oratorio San Luigi dal 1875 al 1877. Fondò i Servi della Carità (Guanelliani) e le Figlie di S. Maria della Divina Provvidenza.

Merita anche ricordare il beato Francesco Faà di Bruno (*1825 †1888), matematico e astronomo, che collaborò con l’Oratorio San Luigi, e la ven. Flora Manfrinati (*1906 †1954), che frequentava la chiesa di San Giovanni Evangelista. A favore delle donne di servizio Faà di Bruno diede vita alla Pia Opera di S. Zita; la Manfrinati fondò l’Istituto Flora e l’Opera di Nostra Signora Universale.

Ex-alunni dell’Oratorio o dell’Istituto

Giacomo Maffei (1914 - 1935; dal San Giovannino a Valsalice, dove ebbe come guida don Cojazzi); Renato Sclarandi (ucciso in un Lager nel 1944); don Giovanni Balzola (1861 - 1927), missionario in Brasile; don Pietro Scotti (1899 - 1982), docente universitario e sindonologo; don Carlo Casalegno, professore a Valsalice; don Ubaldo Gianetto, catecheta; il filosofo Luigi Pareyson; il dirigente sportivo Bruno Benek; il prof. Giovanni Ramella, preside del D’Azeglio; l’attuale superiore dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta, don Enrico Stasi.

L’Istituto, sorto nel 1884 accanto alla Chiesa, in un primo tempo accoglie giovani aspiranti al sacerdozio. Dal 1894 diventa Scuola primaria e secondaria. Nel 1954 il Liceo è trasferito a Valsalice. La Scuola media prosegue fino al 1994.

Chiusa la scuola, l’Istituto è totalmente ristrutturato. Nel 1997 esso diventa Collegio per Studenti che frequentano l’Università o il Politecnico di Torino.

Nell’autunno 1913 don Cimatti si trasferisce aa Valsalice all’Oratorio San Luigi. I giovani salesiani vengono richiamati alle armi e gli adulti e gli anziani devono supplirli raddoppiando il lavoro. Continuando a insegnare nel liceo di Valsalice, don Cimatti comincia a lavorare per i birichini di Porta Nuova. È un oratorio povero: cortile stretto, locali pochi e mal sistemati [...]. Lui spinge la giostra e il “passo volante” per i più piccini, avvia clamorose partite a “palla avvelenata” con gli adolescenti, si apparta in un angolo per parlare a tu per tu con i più grandi [...]. - “Ero un ragazzino di sei anni quando cominciai a frequentare l’Oratorio. Ricordo che don Cimatti era dappertutto, pronto a tutto. Lo ricordo a preparare le funzioni di chiesa, ad avviare i giochi in cortile, a parlare con i nostri genitori, e poi a insegnarci le canzoni e le recite sul palco. Lo guardavo attraversare il cortile con quegli scarponi che sbucavano sotto la veste, sempre impolverata, e mi piaceva tanto che quel suo sguardo sempre sorridente si posasse su di me”. - “D’estate faceva un caldo soffocante. Ma c’era don Cimatti con la sua musica, il suo sorriso... C’era un pianoforte a pianterreno, lui si piazzava davanti e suonava e cantava. E noi, dietro, a cantare felici come passeri”.

Teresio Bosco, Don Cimatti. Il Don Bosco del Giappone, Elledici 2009, pp. 11S. 

 

Allievo del ‘San Giovannino’, poi di Valsalice, era ammirato per la sua costante allegria, la serietà dell’impegno, la santità della vita, l’entusiasmo nelle attività. Fu l’anima dell’Associazione di Azione Cattolica della parrocchia di S. Bernardino, in Borgo S. Paolo, nelle parrocchie di città e dei paesi di campagna. Gli piaceva la bicicletta e la montagna, amava la gente, la parrocchia e i giovani, la mente piena di idee e dotato di una parola fluida e convincente.

Nel 1941 fu chiamato alle armi nel Corpo degli Alpini. La svolta della vita militare con le sue regole e disciplina, non attenuò il fervore del suo apostolato. Sia ad Aosta nel corso allievi ufficiali, sia nelle varie tappe della vita militare a Merano, a Bassano del Grappa, a Civitavecchia, a Pinerolo, il suo primo e immutato impegno fu quello di rintracciare fra i soldati quelli che provenivano dall’Azione Cattolica, radunandoli per avviare con loro un dialogo e studiare insieme il modo di vivere da cristiani l’esperienza militare, con tutte le preoccupazioni di quel triste periodo bellico. A Pinerolo fu in contatto con Carlo Carretto e don Giovanni Barra, con i quali discusse sulle prospettive del movimento giovanile cattolico e sul ruolo storico che l’Azione Cattolica avrebbe avuto in quel tragico periodo e soprattutto nel futuro post-bellico.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, fatto prigioniero, fu deportato nel campo nazista di Luckenwalde in Germania e poi in Polonia a Przemysl. Non cedette allo sconforto, continuando il suo apostolato fra i compagni di prigionia, fornendo a ciascuno un fraterno calore di solidarietà e un po’ d’aiuto, alimentando in tutti la speranza per sopravvivere in quella desolazione dei corpi e dello spirito. Era l’angelo del lager: tutti lo conoscevano; ascoltavano le sue conferenze sulla sacra Sindone, sul presepio e l’albero di Natale, sulla Santa Messa; traduceva dal latino le letture sacre; recitavano insieme il Rosario. Dal suo diario si apprende il ricordo degli anni trascorsi come studente fra i salesiani... Alla vigilia della festa di Don Bosco, il 30 gennaio 1944, nel diario prega Don Bosco di insegnargli “la via della fede completa nella Provvidenza e di guidarmi verso una profonda devozione a Maria SS. Ausiliatrice, affinché risolva tutti i miei problemi”.

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