Privacy Policy
Pages Menu
Facebook
Categories Menu

Prima domenica di Avvento

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. 
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Mt 13,33-37

Buon anno liturgico.
 
Il nuovo anno liturgico inizia con questa domenica che coincide con la prima domenica del tempo di Avvento.
Il Signore ci dà la possibilità di celebrare i misteri fondamentali della nostra fede. Al centro dell'anno liturgico sta il triduo pasquale che culminerà il 1 aprile, domenica di Pasqua.  Da questo evento fondamentale della nostra fede deriva la festa di Pentecoste, con la quale riceviamo il dono dello Spirito Santo. Al terzo posto sta la festa del Natale del Signore Gesù: è l'occasione liturgica con la quale celebriamo il mistero dell'Incarnazione del Signore che avrà il suo compimento con la Pasqua.
La Chiesa, che è madre e maestra, ci offre nell'avvento e nella quaresima due tempi forti di preparazione rispettivamente al Natale e alla Pasqua del Signore.
In particolare, il tempo di Avvento che iniziamo oggi ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la venuta storica di Gesù tra noi, si celebra la presenza spirituale del Signore tra noi  e, contemporaneamente,  è il tempo in cui, ognuno di noi viene guidato all'attesa dell'incontro con il Signore al termine della nostra vita terrena.
Ci guideranno in questo cammino avventuale tre figure importanti: Isaia, il profeta che preannuncia il Messia, Maria Ss.ma che permette l'incarnazione del Signore, San Giovanni Battista che crea le condizioni per accogliere il Messia. 
La Chiesa ci invita a a valorizzare e a crescere in tre atteggiamenti: la cura della nostra preghiera espressione della nostra fede; la crescita in una carità operante; la speranza che genera la gioia che nasce dalla certezza che il Signore cammina con noi.
Lasciamoci guidare dal cammino della Chiesa perché possiamo in questo tempo predisporci a dare più spazio al Signore nella nostra vita per diventare persone nuove.

 
don Mauro

AVVENTO

“Vegliate, perché non sapete quando è il momento” (Mt 13,33).

E’ l’esortazione pressante di Gesù (ripetuta ben cinque volte nel brano del vangelo proposto) ad essere sempre pronti ed in attesa costante, come in continuo stato di emergenza, per la venuta del Signore. La vita è un attendere con gioia questa venuta ed insieme è un prepararsi con intensità e costanza all’incontro fondamentale e decisivo con Lui, che si realizzerà al termine della nostra esistenza terrena e alla conclusione dei tempi. Anzi, la vita dovrebbe essere un “desiderio intenso” di quell’incontro; anche il profeta Isaia lo esprime per il suo popolo: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (63,19). Comprendiamo allora l’esortazione di Gesù a non “addormentarsi”, a non infiacchirsi nell’attesa del “padrone”, perché non sappiamo quando verrà.

A questo punto, si potrebbe avanzare un’obiezione: noi, iniziando l’Avvento, ci prepariamo a celebrare la prima venuta storica di Gesù con la sua incarnazione: perché dobbiamo pensare alla conclusione della nostra vita terrena o al giudizio finale?

Ebbene, la Liturgia, mentre ci esorta ad attendere con gioia la prima venuta di Gesù, ci invita, nel contempo, con insistenza, ad attendere e a prepararci intensamente alla seconda venuta, quando il Signore verrà glorioso per accoglierci nella felicità eterna con Sé.

Questa, infatti, è la meta della nostra vita! E Gesù è venuto ad indicarcela e a dirci come dobbiamo prepararci per raggiungerla: con speranza, con gioia e vigilanza costante, rimanendo uniti a Lui in ogni istante della nostra vita.

Non è allora del tutto inutile quel pressante invito di Gesù ad attendere e a “vegliare”: facilmente possiamo “addormentarci”, come già si è rilevato. Non vedendo ancora vicina quella meta finale (come comunemente si pensa), facilmente caliamo nella tensione e possiamo concentrare o bloccare la nostra attenzione su mete più ravvicinate e facilmente raggiungibili e appetibili: una buona salute, un posto sicuro di lavoro, una bella casa, possibilità di carriera, denaro, divertimenti… Le realtà terrene, visibili ed esperimentabili, possono dunque distoglierci da quella meta finale, che non vediamo ed accettiamo solo per fede. E’ chiaro che tali realtà non sono cattive “in sé” (sono dono di Dio), ma lo possono diventare “per noi”, se ci distolgono da Dio e dall’incontro finale con Lui e ci fanno ripiegare  su noi stessi e sui nostri immediati interessi. Le realtà terrene sono dunque ambivalenti: possono essere “gradino” per andare a Dio, se vissute nella sua volontà e nella tensione a Lui, considerato valore e meta supremi; oppure “ostacolo” per il suo incontro fondamentale e definitivo.

La parabola del vangelo aggiunge ancora un particolare: il padrone, prima di partire affida ad ogni servo il proprio “compito”.

Ci fa comprendere così che ognuno di noi riceve da Dio una particolare “vocazione”, nella quale dovrà attendere e vegliare per la venuta del Signore. Ci sarà chi dovrà tenersi pronto e prepararsi per l’incontro con il Signore come coniuge e genitore o come celibe, come religioso o consacrato a Dio, come prete o come laico: l’importante ed essenziale è che ognuno, nella condizione in cui si trova e nel lavoro concreto che svolge, tenga sempre presente la meta finale ed orienti ogni suo sforzo per raggiungerla, crescendo ogni giorno di più nell’amore per il Signore  e per i fratelli.

Un compito poi particolare è ancora da esplicitare per chi ha una “diretta” responsabilità ad educare, in qualche modo, anche altri a quella “tensione” verso il Signore: genitori, educatori, evangelizzatori, responsabili di associazioni, movimenti, chi è costituito in autorità in ambito sociale e politico…E’ una responsabilità insita nel più generale “compito” affidatoci da Dio.

La preparazione dunque al Natale del Signore conduca tutti all’attesa  vigilante della sua finale venuta. 

                                                                       

   Don Elio