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La collega donna

"Qui al Valentino mi trovo a lavorare e collaborare con persone (bambini, giovani e adulti di qualunque età) di diverse nazionalità e religioni. Ciò che, però, li accomuna di più è l'essere prevalentemente di sesso maschile.

Mi trovo, quindi, a non essere solamente la nuova educatrice e collega di Marco, ma la nuova educatrice e collega DONNA di Marco.

Di fronte a ciò avrei dovuto concentrarmi nel far rispettare il mio ruolo non solo in quanto nuova collega ma anche e soprattutto in quanto di sesso femminile? Ma perché?

Perché diversi sono i ragazzi e le persone che incontro quotidianamente e ognuno di loro ha, per cultura, una diversa visione e considerazione del ruolo della donna nella società. Alcuni di loro ha una percezione più maschilista altri meno. E', quindi, importante che io trasmetta loro che il mio ruolo, in quanto Giulia e donna, ha lo stesso valore del mio collega uomo. Per questo motivo cerco, anche, di far notare loro quando sbagliano ad approcciarsi, in determinati modi, con le ragazze coetanee.

In questi mesi ho, quindi, potuto osservare oltre che vivere le diverse modalità di interazione che i ragazzi utilizzano con me e di come con il tempo, in alcuni casi, siano cambiate.

C'è chi si stupisce quando gioco a calcio con loro e per questo la frase solita è: "con Giulia fate piano che è femmina", oppure chi pensa che io non debba alzare e spostare i tavoli o i calcetti durante l'allestimento dello spazio educativo perché "troppo pesanti per lei in quanto femmina". Molte frasi, quindi, si concludono con "in quanto femmina". Per questo motivo io continuo a giocare a calcio con loro e continuo ad alzare e spostare tavolo e calcetti.

Nonostante ciò ci sono anche gli aspetti più "positivi". I ragazzi si avvicinano a me per i consigli "sentimentali" o su quali vestiti comprare, come meglio vestirsi per uscire. C'è anche chi rivede in me un po' la figura di mamma, che alle volte manca nella propria vita quotidiana, e per questo ricercano un abbraccio di conforto.”