Privacy Policy
Pages Menu
Facebook
Categories Menu

Domenica della divina Misericordia

Dal Vangelo secondo Giovanni

Ia sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 

Gv 20,19-31

Pasqua: tempo di benedizione di Dio
 
La notte di Pasqua, durante la Veglia, abbiamo celebrato insieme alla liturgia della Parola, della luce  e dell'Eucarestia, quella dell'acqua. L'acqua racchiude in sé il simbolo dello Spirito Santo, della vita di Dio, della grazia che desidera raggiungere ogni uomo e il suo ambiente per rigenenerarlo, purificarlo, sostenerlo nel cammino della sua vita quotidiana. È per tutti noi occasione per rinnovare le promesse del nostro battesimo e la nostra disponibilità a seguire il Signore. Da qui nasce anche la tradizione durante il tempo pasquale di benedire le famiglie e loro abitazioni, i lavoratori e i loro luoghi di impegno professiinale: permettere al Signore, attraverso la visita di un sacerdote, di rinnovare la grazia della sua presenza nelle nostre relazioni, nel nostro lavoro, nelle nostre attività. 
Chiedete all'Ufficio parrocchiale il foglietto per la richiesta della visita del sacerdote con il quale verrà  concordato il giorno e l'ora più utile perché tutta la famiglia sia in casa. Appendete questo foglio sulla porta del vostro ascensore o porta di ingresso del condomino affinché i vostri vicini di casa possano essere informati. Per noi sacerdoti la benedizione delle famiglie è un'occasione importante per incontrare chi non frequenta la parrocchia, ma anche per conoscere meglio chi la frequenta. È un momento favorevole per incontrare ammalati allettati e anziani soli. Sappiate, quindi, che le vostre richieste ci sono gradite e che non disturbate mai. 
 
 don Mauro
 

FEDE NEL RISORTO

In queste Domeniche del Tempo di Pasqua, i vangeli ci riportano
alcune apparizioni di Gesù risorto. Esse hanno lo scopo di farci
rivivere la gioia per la risurrezione di Gesù; di condurci a
riconsiderare la loro importanza (insieme al ritrovamento del
sepolcro vuoto), in funzione della nostra fede nella risurrezione di
Gesù e quindi della verità di tutto ciò che riguarda Lui.
Nel vangelo di oggi (Gv 20,19-31) ci vengono riportate due di quelle
apparizioni agli apostoli: la prima alla sera del “primo giorno della
settimana” e del giorno del ritrovamento del sepolcro vuoto di Gesù
da parte delle donne, e la seconda “otto giorni dopo”. E’ molto utile
evidenziare alcuni particolari di queste apparizioni, che
costituiscono anche “motivi di credibilità” degli apostoli, quando ci
raccontano queste apparizioni avute.
Notiamo subito che è Gesù che prende l’iniziativa di apparire: non
sono gli apostoli che vanno a ricercarlo, come avviene per il
sepolcro. Questo fatto ci evidenzia che le apparizioni non sono
attese od immaginate dagli apostoli: li sorprendono, li meravigliano
e suscitano in loro un forte dubbio sulla reale presenza di Gesù di
fronte a loro. Essi, che pure erano vissuti per diverso tempo
accanto a Gesù, hanno difficoltà nel riconoscerlo e quindi
nell’ammettere che fosse veramente Lui di fronte a loro e vogliono
accertarsi e constatare in qualche modo: Gesù “mostrò loro le mani
e il fianco” (v.20); Tommaso vuole toccarlo nelle ferite; in altri
momenti tutti credono che sia un “fantasma” e Gesù sente il
bisogno di mangiare “davanti” a loro (cfr. Lc 24,43). Solo in un
secondo momento “gioiscono” e poi credono di essere di fronte al
loro “Signore e Dio”.
Gesù poi appare e scompare improvvisamente e, come si dice in
questo brano di vangelo, “a porte chiuse” nella stanza dove erano
nascosti gli apostoli “per timore dei Giudei” (v.19). Questo modo di

rendersi presente, superando ogni condizionamento di spazio e
tempo, diventa segno della nuova situazione gloriosa di Gesù, che
si poteva accettare solo per fede. In genere poi, quando Gesù
appare, affida una “missione”: andare ad annunciarlo ai discepoli,
come afferma alle donne (cfr. Mt 28,10; Gv 20,17); andare a
predicare, essere suoi testimoni, facendo dei discepoli (cfr. Mt
28,19; Lc 24,48; Atti, 1,8). Gli apostoli poi, pur essendo stati sempre
in Palestina, vanno effettivamente a predicare anche fuori,
affrontando persecuzioni e morte: se non ci fosse stato il fatto reale
e del tutto straordinario della risurrezione di Gesù, non avrebbero
certo avuto questi comportamenti! Nel brano del vangelo di oggi,
Gesù, “soffiando” sugli apostoli dona loro lo Spirito e li manda,
conferendo loro la capacità di perdonare i peccati a nome suo ai
peccatori pentiti. L’ultimo particolare da sottolineare in tale brano
evangelico, è l’accettazione, da parte di Gesù, della professione di
fede di Tommaso e la dichiarazione di “beati” per coloro che, pur
non avendo visto direttamente Lui, hanno creduto (cfr. v.29); ed
infine la conclusione del brano circa lo scopo di tutto il racconto su
Gesù: “perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e
perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (v.31).
Ora, questa fede va sostenuta, vissuta ed annunciata. Va sostenuta
con l’Eucaristia, particolarmente nel “primo giorno della settimana”,
la Domenica (Pasqua settimanale), come facevano già i primi
cristiani, che, pur essendo ebrei, avevano lasciato, con grande
coraggio e con chiaro significato, il giorno festivo del Sabato per
celebrare il fatto determinante della Risurrezione di Gesù: “Il primo
giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane” (Atti
20,7); “Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi metta da
parte ciò che è riuscito a risparmiare” (1Cor 16,2). La fede va poi
vissuta nella carità, proprio ancora come i primi cristiani, che
“formavano un cuor solo ed un’anima sola” (Atti 4,32); anzi, alla
Domenica, va realizzata con “particolari” atti di carità, che ci
allenino a vivere sempre più in essa. Quella fede, infine, va
annunciata con gioia, come gli apostoli: “Abbiamo visto il Signore!”
(v.25); o come Tommaso: “Mio Signore e mio Dio” (v.28).

don Elio